L’evoluzione degli open data al servizio di cittadini e imprese

L’evoluzione degli open data al servizio di cittadini e imprese

Il concetto di open data non è di certo nuovo (la sua teorizzazione risale al 1995) e, più che da una vera e propria norma di legge, esso deriva dalla pratica. Infatti, il fenomeno della trasparenza dei dati ha preso effettivamente piede con la Open Government Initiative, promossa dal presidente degli USA Barack Obama, in seguito alla sua prima elezione.

Ma cosa si intende per dati aperti e qual è l’idea alla loro base?

Si tratta sostanzialmente di dati che possono essere utilizzati e ridistribuiti liberamente e senza restrizioni da chiunque, citandone eventualmente la fonte da cui sono stati originariamente rilasciati. Vengono definiti “aperti” in quanto derivano dall’interoperabilità di diverse basi di dati. L’idea di fondo è quella di stabilire una moderna cooperazione tra politica, pubblica amministrazione, industria e cittadini privati, promuovendo così la trasparenza, la democrazia, la partecipazione e la collaborazione di questi soggetti.

Oltreoceano l’ideale legato agli open data si è diffuso rapidamente in seguito alla spinta esercitata dalla politica, ma anche in Europa e, in particolare, in Italia sono molte le iniziative delle pubbliche amministrazioni volte a promuovere l’apertura del patrimonio informativo. Inoltre, lo scorso aprile, la Commissione Europea, dopo due anni di consultazioni, ha siglato, per mezzo dell’Open Data Strategy for Europe, l’accordo tra gli Stati Membri per liberalizzare il traffico di dati pubblici non personali. Lo scopo è quello di aiutare le aziende a sviluppare progetti di qualità a costi ridotti.

La portata e l’importanza degli open data vengono ulteriormente valorizzate da progetti delle pubbliche amministrazioni in tutto il mondo, che da alcuni anni promuovono veri e propri contest dedicati a sviluppatori che possono utilizzare i dati pubblici per creare applicazioni basate su dataset consultabili liberamente. Seguendo l’esempio delle più importanti città estere come New York, San Diego e Amsterdam, da qualche mese anche Milano sta lavorando alla creazione di un set di app civiche. Con un totale di 75 app partecipanti, di cui 64 in finale, App4Mi, il progetto formativo organizzato dal Comune di Milano e RCS MediaGroup, con il supporto di Digital Magics, sta riscuotendo un successo indiscutibile e, addirittura, maggiore rispetto alla prima edizione del contest di New York del 2010 (solo 57 app selezionate). Il concorso milanese ha messo a disposizione di giovani, studenti e microimprese gli open data del Comune affinché potessero sviluppare applicazioni utili e innovative per pc, smartphone e tablet, con l’obiettivo di migliorare i servizi e la vita dei cittadini. Da qualche giorno gli stessi cittadini possono votare l’applicazione preferita sul sito di App4Mi , ed è stata predisposta una giuria tecnica che selezionerà le migliori app per creatività, originalità, potenziale impatto su residenti, turisti, aziende, design, user experience, performance, ecc. Giovedì 10 ottobre saranno assegnati i premi assoluti e per ogni categoria: mobilità, traffico e trasporti; green; turismo e tempo libero; sociale/sanitaria; disabilità; cultura/education. Il montepremi totale ammonta a 20 mila euro e sono previsti anche stage formativi in aziende nazionali e multinazionali.